Io proprio non capisco

La manovra finanziaria è stata nell’ultimo mese più volte presentata e ritoccata!!!!! Tutto ciò non tanto per accontentare le richieste di un terzo polo e di una sinistra che non si capisce bene dove sono, bensì quanto per smorzare le proteste interne al PDL e soprattutto per accontentare le richieste della Lega Nord che si dimostra il partito maggiormente conservatore andando a stoppate qualsiasi tipo di riforma del nostro paese.

Detto ciò mi chiedo??? Ma allora che serve avere Umberto Bossi come ministro delle Riforme?? a stopparle???

se fossimo su twitter questo post andrebbe etichettato con due ashtags: #robedamatti e #soloinItalia

Chiesa Cattolica come la Croce Rossa Italiana

Ultimamente su facebook si sono diffusi numerosi gruppi, pagine, link in cui si chiede alla Chiesa Cattolica di rinunciare ai propri privilegi fiscali in un momento così difficile per i bilanci dello stato. Alcuni, più espliciti e duri, chiedono direttamente l’abolizione del 8X1000, il pagamento dell’ICI su tutti gli immobili etc etc etc.

Ho aderito a molti di tali gruppi, anche per leggere ed informarmi, ma rimanendo comunque convito che qualcosa che non vada ci sia. Moltissimi “amici virtuali” hanno in qualche modo condiviso i link da me pubblicati e viceversa non facendo altro che aumentare la mia consapevolezza di quanto questo tema sia vissuto in modo dubbioso da veramente tante persone, non solo non credenti come me.

A chi però mi ha criticato ribadendo il lavoro buono che la chiesa svolge, vorrei solo precisare come la penso:
Non credo assolutamente che la Chiesa Cattolica non svolga attività utili e necessarie per il paese anzi, il lavoro svolto dai parroci, dalle parrocchie, dai volontari e dai missionari è inestimabile. Allo stesso tempo il trattamento fiscale riservato al “terzo settore” (a Brescia attivissimo per esempio) è differente nonostante l’utilità sociale sia a mio avviso paragonabile.

In più quando si critica la chiesa Cattolica non si vuole ovviamente colpire la parte periferica della stessa, quella che ovviamente entra a contatto con chiunque viva nei paesi e nelle città, bensì l’apparato centrale del Vaticano, dei poteri forti, degli affari, dei complotti, dei sotterfugi, dei palazzi e dei terreni che possiede in tutta Italia. Non è sicuramente la chiesa che si legge in questo passo della bibbia: “«Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento»” (Matteo 10, 7-10)

Pensando alla situazione della Chiesa Cattolica mi viene in mente quella della Croce Rossa Italiana, portata avanti da centinaia di volontari che fanno del bene, lavorano gratuitamente per il bene della collettività mantenendo e coprendo i debiti di un apparato centrale spendaccione, approssimativo e profondamente inadeguato. Ne parla molto chiaramente in una sua puntata la tramissione Report
Idem, a mio avviso, per la chiesa cattolica.

Quarta tappa: Malaga

Malaga è una bella cittadina di quasi 600.000 abitanti a sud della Spagna.
Vale sicuramente di una visita, i tratti spagnoli sono fortemente mischiati a quelli nordafricani e arabi, influenze che si notano profondamente nelle costruzioni della città e soprattutto in tutto il centro storico.
La città si affaccia sul mare. Le spiagge della città sono affollatissime di persone tutto l’anno anche se il mare non è fra i migliori. Il grande porto commerciale, infatti, cresce proprio in centro alla città e di certo non aiuta a far splendere le acque.

Visitarla a cavallo di ferragosto come è successo a noi può riservare due sorprese: la Feria e le corride.

La Feria di Malaga è una suggestiva festa che si ripete da più di 100 anni per ricordare la ripresa della città da parte dei cattolici. Sembra un grande Oktober Fest di Monaco di Baviera con la differenza che coinvolge tutta la città e che aumenta esponenzialmente il tono di festa grazie ai vestiti tradizionali, ai canti, al flamenco, all’alcool e al blocco totale della città per tale evento! Basti pensare che sono tantissimi i negozi che proprio in occasione di tale festa (che paradossalmente porta in città centinaia di turisti) decidono di chiudere per partecipare alla feria stessa.

I video che link o qui sotto dovrebbero bastare per rendere l’idea di quello che la Feria rappresenta realmente per la città







Il secondo evento da non perdere è la Corrida. Per tutto il mese di Agosto l’Arena de Toros si riempie di eventi a cui i malagueni non rinunciano riempiendo ogni sera, grazie anche all’afflusso di tanti turisti, i caldi spalti dell’antica Arena.
Vedere l’arena, seppur sia uno spettacolo macabro per la nostra cultura, aiuta a comprendere i meccanismi e i pensieri di un popolo così vicino e così distante a noi. La Corrida è un vero e proprio sport, i toreri (che alloggiavano nel nostro hotel) sono accolti all’uscita dello stesso come delle star con decine di persone ad attenderli. Gli spagnoli vogliono che il toro muoia ma sono pronti a salvarlo nel caso sia stato in grado di dare lo spettacolo necessario. Difficile, anche dopo averne vista una (tre nel mio caso visto i precedenti) capire i reali meccanismi che stanno dietro. Il consiglio rimane comunque quello di vederne almeno una, quantomeno per capire il complesso pensiero degli andalusi su tale evento.

Anche in questo caso hotel assolutamente da consigliare:
AC Hotel Malaga Palacio – si trova proprio in centro, con vista sul porto e cattedrale a pochi metri.
Prezzi, come per tutta la costa del Sol (Torre Molinos, Marbella etc.) sono molti più elevati rispetto alle altre città da noi visitate



terza tappa – Los Alcazares e Cabo de Palos

Fonti, evidentemente inattendibili, ci avevano suggerito questa zona come riserva naturale. L’idea era quindi quella di spezzare il lunghissimo viaggio fra Valencia e Malaga (6h e 40min) con un tappa intermedia che ci permettesse di godere finalmente anche di natura e mare incontaminati.
La tappa intermedia, invece, si è rivelata molto interessante ma nel senso opposto.
Los Alcazares, la cittadina in cui avevamo trovato un hotel con un rapporto qualità prezzo decisamente buona, è una piccola cittadini frequentata sopratutto da famiglie di mezza età di provenienza inglese. Nulla è degno di nota se non il viale centrale del paese ricco di succursali in franchising di note catene fast food anglosassoni.

Cabo de Palos, invece, paesino da cui parte una vera e propria penisola lunga quasi una dozzina di chilometri, ci era stata presentata come una lingua di terra fantastica con mare alla propria destra e alla propria sinistra (come Illetas a Formentera per intenderci).


La realtà, invece, è che quella lunghissima penisola non è altro che una lingua di cemento, con al centro una vera e propria tangenziale e alla propria destra e sinistra, ad impedire la visione del mare, enormi casermoni costruiti presumibilmente negli anni ’80 senza alcun senso di ecosostenibilità e soprattuto di logicità. Veri e propri mostri di cemento sorgono in tutte le direzioni, senza una vera e propria continuità architettonica, tanto meno di colori, direzioni e altezze degli stessi. Se è vero che in Italia siamo fin troppo restrittivi nel costruire (legalmente) sulle coste, qui in Spagna non sembrano esserci regole!

L’idea penso fosse quella di imitare la penisola di Miami ma la qualità abitativa e progettuale non all’altezza non ha proprio raggiunto l’obiettivo. Le foto di seguito penso possano rendere l’idea…






Conseguenza anche delle centinaia di costruzioni, il mare non è certo quello di una riserva naturalistica, non sporco intendiamoci, ma si trova molto di meglio.

Neo positivo, abbiamo scovato sulla punta estrema della penisola, zona riservata a ville da mille e una notte, un club con spiaggia e piscina esclusiva in cui abbiamo avuto la bella idea di fermarci per un bel pranzo veloce.
Ci siamo ritrovati in un locale ultramoderno, sponsorizzato in tutto e per tutto da Porsche e Moet & Chandon. Mangiando con i miliardari spagnoli abbiamo optato per il suggerimento del gentile cameriere: un menù turistico per assaggiare tutte le specialità di pesce fresco. Bhe, dobbiamo ammetterlo, siamo usciti a pancia piena mangiando veramente da dio, delizie cucinate e presentate in modo impeccabile, vino eccellente, luogo emozionante.


Il conto, alla fine, è stato degno dei miliardari spagnoli da cui il posto era frequentato. Nonostante ciò lo suggerirei ancora a tutti coloro dovessero passare in zona: consci di spendere una bella cifra, ne vale veramente la pena.

Note:
Albergo ottimo:
HUSA 525 Rio Borines 58 (los Alcazares)



Ristorante e Spiaggia Esclusiva:
Collados Beach Pol. de la Veneciola B, La Manga

Seconda tappa: Valencia

Era meno di un anno che non visitavo Valencia. Come per Barcellona la visita è stata brevissima e vissuta da turista agostano, con grande attenzione al cibo e alle spiagge.

Viste le esperienze passate, però, non posso che non raccontare quello che di Valencia colpisce.
La città era fino alla prima metà del nostro secolo, attraversata dal Turia. Nel 1957 l’ultima grande inondazione che provocò 81 morti in città oltre alla distruzione e all’allagamento di gran parte della stessa.
DA qui una decisione storica e lungimirante: deviare a sud il percorso del fiume per evitare l’attraversamento diretto della città.

Eccoci alla lungimiranza: che fare di quei quasi 15 km di letto prosciugato proprio in pieno centro della città?
Negli anni ’70 è iniziata la trasformazione in parco pubblico, un parco che vede oggi 15km di percorsi pedonali e ciclabili all’interno, decine di strutture per bambini, campi da calcio, area per il pattinaggio, lo zoo e molte altre attrazioni per chi fa sport e non solo.

In una seconda fase, poi, tutta l’area verso la foce del fiume, è stata affidata all’architetto Calatrava che dal 1996 ha diretto la costruzione di quello che oggi rimane una delle principali attrazioni della città: la città delle Scienze. All’interno si trova il Palau della Musica, con concerti tutto l’anno, il museo della scienza, quello della preistoria, l’acquario e molto altro in un contesto iper-moderno che trasforma un angolo di città in una Dubai europea.

La scelta di deviare il fiume, quindi, si è rivelata lungimirante sia perché ha creato un polmone verde dal valore inestimabile per la città, sia perché ha permesso la creazione di quell’angolo di modernità che ha trascinato Valencia verso l’aggiudicazione di importanti manifestazioni quali il Gran Premio di F1, l’America’s Cup, e Valenca Capitale Europea dello Sport 2011

Oltretutto, al contrario di Barcellona, Valencia vede ancora molti palazzi del centro storico e dei quartieri periferici tappezzati da orrendi cartelli bianchi e rossi con le scritte “SE VENDE” o “SE AQUILA”. Tutta la zona che sta ai lati del vecchio fiume, al contrario, vede splendere moderni palazzi oltre a diversi grattacieli in costruzione sintomo della vivacità e dell’attrattività della zona.

Per quanto riguarda il life-style della città, essa si rivela sempre estremamente divertente, giovane e piena di occasioni. Bellissima la spiaggia vicina al porto (la passeggiata lungomare vede decine di ristoranti dai prezzi affascinanti offrire una paella alla Valenciana squisita).
Il centro storico è invece ricco di vicoletti caratteristi con le Cervezerie e le discoteche.

Al contrario della prima tappa del viaggio, l’albergo scelto, pur essendo estremamente bello e a prezzi contenuti, mancava di quell’aria familiare che solo gli alberghi più piccolo possono dare. Oltretutto un cinque stelle che offre il wi-fi a pagamento è, a mio avviso, scandaloso!

Do comunque tutte le indicazioni ma consiglio di sceglierne altri similari, sempre nella zona del vecchio Turia.

SH Hotel Valencia Palace
Paseo Alameda 32, Valencia

Barcellona – 1° tappa

E’ la quarta volta che visito Barcellona.. questa volta è una visita breve, molto breve ma comunque significativa.

Per la prima volta ho vissuto Barcellona da turista estivo, evitando le classiche tappe di Sagrada Familia, Park Guell, Casa Batlà etc etc limitandomi invece alla vita da spiaggia e da puro turista agostano.
Nonostante ciò qualche considerazione è sempre possibile. Partendo dall’Italia temevo di trovare una Barcellona in piena crisi economica, distrutta dalla decrescita e dalle proteste popolari. Sarà che Barcellona è sempre stata una potenza economico finanziaria per la Spagna intera, sarà che il turismo la trascina comunque economicamente, ma ciò che abbiamo trovato è una città ricca di vita, di negozi, di occasioni.
Qualche mese fa visitando Valencia (in cui andremo domani) rimasi stupito da intere palazzine ricoperte dai cartelli vendesi (grande sintomo della crisi reale nelle famiglie). A Barcellona, anche nei quartieri periferici, ciò non si vede. La spiaggia non era affollata, di più, il porto in pieno movimento, i centri commerciali, aperti fino a tarda notte, affollati di persone.

Insomma, fortunatamente, Barcellona sembra estranea alla crisi economica che, stando alle notizie dei giornali italiani, travolge la Spagna intera. Rimane una città che. come la defisse Ale, è la città felice, con una percentuale di giovani impressionante, una quantità di locali e ristoranti infiniti.

Assolutamente consigliata, come assolutamente consigliata è l’uso della Bicicletta. Ogni strada ha una sua pista ciclabile sicura, larga e separata dalla strada. Il progetti di noleggio Bici è diffussimo nella città, in qualsiasi luogo si trova una pista ciclabile, quindi ovunque. In caso di emergenza, l’utilizzo del taxi non diventa un lusso come in Italia, con 10 euro si attraversa completamente la città che vi assicuro, non è assolutamente piccola.


A titolo di consiglio, ma soprattutto anche come occasione per me per non perdere, come al solito, gli hotel in cui sto, l’hotel da noi trovato è veramente spettacolare e ha un rapporto qualità prezzo impressionante. E’ un quattro stelle di lusso che costa come un mediocre e antiquato tre stelle a Milano. Assolutamente Consigliato!
hotel U232, Compte D’Urgell 232, Barcellona

Il costo della Benzina, un vero e proprio scandalo all’italiana

E’ oramai risaputo: il prezzo della benzina sale e scende del tutto indipendentemente dall’andamento del prezzo del greggio. Non a caso, tutte le estati, il prezzo di verde e diesel sale vertiginosamente nonostante il prezzo del greggio sia più basso di altri momenti.

Che le compagnie petrolifere abbiano un potere talmente grande che nessun paese europeo è in grado di difendersi e prevenire questo ultimo fenomeno è noto (ecco perché dobbiamo slegarci dal petrolio) bensì, spesso ci dimentichiamo quanto il prezzo della benzina sia legato anche ad una forte percentuale delle tasse e che tasse.
Ecco alcune accise che, nel tempo, sono state inserite a vario titolo.

Eccone alcune, per esempio:

la guerra in Abissinia del 1935 (1,90 lire – 0,001 euro circa);
la crisi di Suez del 1956 (14 lire – 0,05 euro circa);
il disastro del Vajont del 1963 (10 lire – 0,005 euro circa);
l’alluvione di Firenze del 1966 (10 lire – 0,005 euro circa);
il terremoto del Belice del 1968 (10 lire – 0,005 euro circa);
il terremoto del Friuli del 1976 (99 lire – 0,05 euro circa);
il terremoto in Irpinia del 1980 (75 lire – 0,04 euro circa);
la missione in Libano del 1983 (205 lire – 0,11 euro circa);
la missione in Bosnia del 1996 (22 lire – 0,01 euro circa);
il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (0,02 euro).
Fondo Unico per lo Spettacolo (0,019 euro) (2011)
Emergenza umanitaria (0,004 euro) (2011)

Mi domando, è normale pagare per una guerra finita 80 anni fa, o per disastri naturali di circa mezzo secolo fa?

E poi, questi fondi sono vincolati allo scopo o lo stato fa ciò che vuole di tali importi?
In entrambi i casi, come caspita vengono spesi o dove vengono accontonati? E’ legittimo utilizzare una accisa creata con uno scopo specifico per altri utilizzi? E non sarebbe il caso, anche per abbassare i prezzi e dare un incentivo all’economia, togliere le accise quanto meno più vecchie?

Inizierò a raccogliere le firme contro il mio blog

La Lega Nord non finisce mai di stupirmi. Non che sia la prima volta che fa un’operazione di questo tipo (vedi di via dei mille a Brescia http://www.lauracastelletti.it/?p=17084), ma quello che leggo su qui Brescia mi lascia senza parole: http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/26890/218/

Ogni qualvolta la Lega Nord vede lo spazio per inserirsi nel malcontento dei cittadini, lo fa, con demagogia e spesso, come in queste occasioni, nonostante sia essa stessa la causa delle decisione per cui fa scendere in piazza le persone a protestare.

Nel caso specifico, la Lega camuna scende in piazza per chiedere che non vengano più inviati altri immigrati nella Valle che già ne ospita un discreto numero, al contrario per esempio di altre zone dell’Italia e della Provincia stessa. I sindaci leghisti, il vicesindaco di Brescia, il presidente della Provincia, tutti leghisti, a chiedere l’interruzione dell’invio degli immigrati al ministero dell’interno e alla Regione ma soprattutto a chiedere agli albergatori di non cedere alle offerte economiche.
Ma che senso ha protestare contro se stessi? lo sanno che il ministero dell’Interno che si occupa della vicenda è guidato da un ministro leghista, Roberto Maroni??
Lo sanno che in Regione Lombardia ci sono loro a governare??? Protestano contro loro stessi??

Prendendo spunto dalla Lega ho indetto una raccolta di firme contro il mio blog!
Si sa mai che guadagnerò consensi anche io!